Blog · 27 agosto 2026
Senza Croce non c'è Paradiso
Nel cristianesimo occidentale moderno, in particolare all'interno del protestantesimo evangelico, si è consolidata una narrazione rassicurante: l'idea che la salvezza sia una transazione istantanea e senza attrito. Si recita la "preghiera del peccatore", si accetta Gesù come proprio Salvatore personale, e si riceve una garanzia incrollabile di vita eterna—uno stato di sicurezza che non può mai essere perduto, indipendentemente da come si vive in seguito. Eppure, quando apriamo le Sacre Scritture e leggiamo le parole autentiche di Cristo e dei Suoi Apostoli, emerge una realtà ben diversa e assai più esigente. La salvezza non è un momento passivo di fede; è una guerra spirituale di vita o di morte.
A Stento Salvati: Ciò che la Sacra Scrittura Insegna Realmente
L'idea diffusa secondo cui entrare in Paradiso sia facile contraddice direttamente la testimonianza del Nuovo Testamento. Quando gli fu chiesto direttamente nel Vangelo di Luca, "Signore, sono pochi quelli che si salvano?", il Signore non offrì rassicurazioni confortevoli. Comandò invece:
"Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno." — Luca 13,23-24
La parola greca usata qui per "sforzatevi" è agonizomai—la radice della parola italiana agonia. Implica un esercizio violento, una lotta incessante. San Pietro fa eco a questa sobria realtà quando scrive alla Chiesa primitiva:
"Se il giusto è salvato a stento, che sarà dell'empio e del peccatore?" — 1 Pietro 4,18
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